Itinerario2,

Pieve di Soligo

La montagna de Sulighét.

Fabio Dal Pan.

Lunghezza11 km

Dislivello190 m +

Tempo3h 40'

DifficoltàFacile

MezzoA piedi

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Pieve di Soligo, Solighetto, Monte Villa, Pieve di Soligo.

Quest’itinerario si sviluppa come un’escursione da affrontare in bicicletta o a piedi, partendo da Pieve di Soligo e dirigendosi verso Nord, fino al punto di osservazione privilegiato del Monte Villa.

L’andatura a piedi permette di immergersi con lentezza nel mondo di Zanzotto, assaporando ogni strada e ogni scorcio, associando al passo lento la profondità della poesia.

Si parte dal centro di Pieve di Soligo e costeggiando il corso del Soligo si prosegue in direzione di Solighetto.

Il fiume è presentissimo nell’opera di Zanzotto, e mentre camminiamo possiamo vederlo con le parole che gli ha dedicato nella poesia “Storie dell’Arsura”.

“Vuoto d’acque, misero scheletro
lungo le case del mio paese,
Soligo io ti guardo e non mi basta
la Pasqua dell’Angelo, non piove da mesi.
Hai sete, piccolo fiume imbavagliato
nudo nudo e senza parola.
(…)
Da tanto a te, Soligo, mi conformo,
la sete lunga lunga trassi come il tuo letto,
da tanto non piove che un’amara abitudine
mi ha tolto ricordarmi
che sia la sete stessa.”

Appena superata la chiesa di Solighetto comincia la salita verso la collina, circa due chilometri prima in asfalto e poi in sterrato che portano ad aggirare la collina immersi in boschi e vigneti.
Siamo in un cruciale luogo zanzottiano, sulla prima delle colline che hanno fatto da sfondo e da quinte al centro del suo mondo.
Da qui si può spaziare fino al Montello comprendendo tutto il Quartier del Piave, così caro al poeta.
Da qui possiamo ricordare i versi che Zanzotto ha dedicato proprio al Monte Villa, raccolti il “Il vero tema”.

Il monte Villa è un colle
quasi sempre orribilmente tetro
che mi ha perseguitato per tutto quel che si dice
la vita, in Italia salvando rancori, livori
                                non si sa contro chi
mostruosità segrete di piogge-grigiori, nerezza.
Il monte Villa è qualche volta
una carezzevole, agile, quiete, ma poco, ma raro
Più bello è il mistero
del suo retro, l’immensa folla di proli di
brine vitalbe scintillamenti
che a lungo contro cova in labirinti temi tenui
su ascosi pianori
È comunque del tutto sconosciuto come tale,
nessuno mai lo chiamò Villa, bel nome
inetto, solo per allucinate carte militari
Il monte Villa mai non è esistito
Esiste e senza nome, senza nome, peggio che crepa del nulla
la «montagna de Sulighét»
esiste e la tocco entro il nulla
punto orbitale di infiniti sentimenti-sentieri
                               e di ancor più del nulla dense nullezze.
         Ora che sto nel precipite più scivolante del mio tempo
             Villa soltanto ti chiamerò stupefacendomene:
                              come cadendo indietro”

Arrivati al punto più alto della strada ci troviamo ora nel versante nord del monte villa.

Si prende dunque un sentiero che entra nel bosco per poche centinaia di metri prima di riaprirsi sulle vigne in una strada sterrata, che scende dapprima in grande pendenza poi più dolce fino ad incontrare un incrocio dove si terrà la sinistra prendendo via Peron.
Da questa in breve si tornerà all’incrocio con la strada principale che da Pedeguarda porta di nuovo a Solighetto.

Qui, a Villa Brandolini, aveva sede un museo, ora dismesso, dedicato a Toti Dal Monte. Grande soprano lirico nata a Mogliano Veneto e morta proprio a Pieve di Soligo nel 1975, evento che Zanzotto ricorderà nella poesia dialettale “Co l’é mort la Toti”.

Seguendo la ciclabile del fiume Soligo si farà quindi ritorno a Pieve.
Lungo la strada ci sarà ancora il tempo di immaginare tre serpi scivolare sull’acqua, magari lontane parenti di quelle raccontate in “Sentiero di Solighetto”.

Che tre serpenti veloci
di fieno appena tagliato
si rincorrono s’evitano lungo il prato
grigi nel verde al suo zenit?

Di che qualità s’è fatto, di che sommità
veste nel pieno dello zenit estivo
il prato attraversato da tre 1+1+1
serpentelli di fieno appena tagliato?

Che allucinatoria disposizione
assume il verde del gran prato estivo
percorso da tre serpi di fieno in taglio vivo
zenit terreno, tangibile passione?

Come una di voi tre belle serpi in fuga
grigie o meno verdi del prato da cui nacquero
mi metto invano tre volte sul chi vive
io, fatto parole, dissolto in parole fuggitive (o abortive).”