Itinerario 1,

Pieve di Soligo

Pieve di Soligo 1: una cartolina inviata dagli dei.

Fabio Dal Pan.

Pieve di Soligo, Molinetto della Croda, Rolle, Premaor, Campea, Col San Martino, Pieve di Soligo.

Quest’itinerario circonda come uno scrigno il cuore del mondo zanzottiano: qui ogni angolo, ogni toponimo rimanda all’immaginario del poeta, ogni sguardo ci cala all’interno del suo mondo, permettendo di vivere un’immedesimazione profondissima.

Partendo dalla piazza di Pieve di Soligo ci si dirige verso Refrontolo, e da qui si prende la valle del fiume Lierza, che Zanzotto nella sua poetica trasforma in Gerda.

Si risale dunque il Lierza/Gerda, e dopo due chilometri si incontra l’iconico Molinetto della Croda, dove il poeta diede la sua prima intervista alla Rai, e che così descrisse in “Con dolce curiosità”, tratta da Dietro il paesaggio:

“non era che il mulino
ridente e servito dalle ombre;
era il mulino che fa trasalire
le frescure affiorate
per i lor cauti pori,
il mulino tra la salvia
il mulino che non fa
più rumore che foglia” 

Dopo una sosta sotto “le frescure affiorate”, l’itinerario continua a salire fino a Rolle, che Zanzotto chiama Dolle, e definisce “una cartolina inviata dagli dei”.

Qui il visitatore si potrà riposare dalla salita pensando ai versi di “Campéa, I”, raccolti in Vocativo:

“Presso Dolle verdissima di meli
appena usciti da lunghe abluzioni,
presso il bosco superbo d’affusolate lune,
quando i funghi spuntano di tana
e s’intramano i raggi i cardi i ragni.”

Siamo a questo punto a un terzo del percorso, e ora la strada si fa più dolce fino a Premaor, dove si incrocia il fiume Soligo.

Da Premaor una variante potrebbe dirigersi a Campéa per la strada principale, dove si incrociano diversi ruscelli che ispirarono questi versi della poesia “Colloquio”, presente in Vocativo:

Teneramente
sento la dalia e il crisantemo
fruttificanti ovunque sulle spalle
del muschio, sul palpito sommerso
d’acque deboli e dolci.

Qui si risale lungo una bellissima strada panoramica immersa nei vigneti che ci porta a Campéa, altro luogo cantato da Zanzotto in Vocativo:

“Nella fredda Campéa, dove i crinali
vibrano alle nubi
a piombo sulle spoglie
sulle ombre del degenerante agosto.
[…]

Qui forse io fui, con la mano sorressi
la mia fronte, al rifugio degli uccelli
smagliante di miele e di vischio
al bosco superbo d’affusolate lune
sospirai.”

(da “Campéa”, Vocativo)

Dopo Campéa si continua sulla strada principale, tra boschi e vigne, fino a Col San Martino.

Con la sua posizione prominente permette di abbracciare con un unico sguardo buona parte dell’universo caro a Zanzotto: l’arco dei colli, il Quartier del Piave e il Montello. 

A Col San Martino è consigliata una visita alla chiesetta romanica di San Vigilio con la sua bellissima architettura e gli affreschi quattrocenteschi.

Si prosegue quindi sotto i colli, attraverso Farra di Soligo e Soligo, raggiungendo nuovamente Pieve, dove sarà possibile fare una visita alla Casa paterna di Andrea Zanzotto, situata nella storica Cal Santa.

I percorsi sono il risultato di un approfondito e curato lavoro autoriale. Nel caso di condivisione siete pregati di citare la fonte “andreazanzotto.it”

Lunghezza32 km

Dislivello350 m +

Tempo2 h

DifficoltàMedia

MezzoBicicletta